Visualizzazione post con etichetta Melodramma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Melodramma. Mostra tutti i post

martedì 3 giugno 2014

Va, Tosca

La Tosca è una tra le più belle opere composte da Giacomo Puccini (1858 - 1924), senza dubbio la mia preferita. È forse l'opera più drammatica del compositore, ricca di colpi di scena e avvenimenti che tengono costante la tensione fino alla fine, inframezzando l'azione con momenti lirici di straordinaria bellezza.
Sviluppa la sua trama grazie ai sentimenti estremamente "umani" dei tre protagonisti: amore, ribellione, gelosia, sadismo e desiderio carnale permeano l'azione sin dalle prime battute.
L'azione si svolge infatti, attorno ad un triangolo composto da Mario Cavaradossi, pittore bonapartista ed amante della protagonista, la cantante Floria Tosca e il barone Scarpia, capo della polizia papalina.
Affascinantissimo, nel suo ruolo di "cattivo" è proprio quest'ultimo personaggio, a cui Puccini associa una sequenza di accordi basati su armonie dissonanti che anticipa quasi l'espressionismo tedesco.
Vorrei proporre la chiusura del primo atto, una delle parti più suggestive dell'intera opera, per le sonorità, i contenuti e gli accostamenti armonici.
Il primo atto si apre con un incontro, all'interno di una chiesa, tra il pittore Mario e un ex console della Repubblica Romana e bonapartista, appena evaso da Castel Sant'Angelo, i quali organizzano un piano di fuga che sfrutta degli abiti femminili lasciati all'interno della cappella dalla sorella dell'evaso. Il dialogo è interrotto dall'arrivo di Tosca, venuta per combinare un incontro con il suo amante. Le parole d'amore della protagonista si trasformano però ben presto in uno sfogo tremendo di gelosia, nato dall'aver riconosciuto nella figura della Maddalena, a cui il pittore suo amante sta lavorando, il volto della sorella dell'evaso. Mario riesce a con difficoltà a calmarla e convincerla ad andarsene.
Decide quindi di aiutare l'evaso, accompagnandolo al suo nascondiglio. Questi, però, nella fuga dimentica all'interno della cappella il ventaglio della sorella, parte del suo travestimento.
L'atmosfera in chiesa viene nuovamente interrotta dall'arrivo di Scarpia, che sospetta fortemente il coinvolgimento di Mario nella fuga dell'ex console e la loro fede politica comune. Spinto quindi dal sospetto e dal desiderio incontrastabile di possedere Tosca, decide di sfruttare la gelosia morbosa di questa, che nel frattempo è tornata in chiesa per disdire i programmi della serata, mostrandole il ventaglio lasciato dall'evaso e facendole credere che fosse stato dimenticato dalla sorella dopo un incontro amoroso con Mario. Tosca, accecata dalla gelosia, si mette sulle tracce dell'amante e Scarpia comanda ai suoi sottoposti di farla seguire.
Ed è in questo momento che,  mentre Scarpia pregusta la doppia vendetta su Mario, ovvero l'incarcerazione e l'allontanamento da Tosca, in chiesa esplode un Te Deum.

testo di Scarpia:
Tre sbirri... Una carrozza
Presto! 
Seguila ovunque vada....non visto! 
Provvedi!

(Spoletta: Sta bene! Il convegno?)

Palazzo Farnese.
Va, Tosca!
Nel tuo cuor s'annida Scarpia!
È Scarpia che scioglie a volo
il falco della tua gelosia.
Quanta promessa nel tuo pronto sospetto!
A doppia mira tendo il voler,
ne il capo del ribelle è la più preziosa.
Ah di quegli occhi vittoriosi
veder la fiamma illanguidir con spasimo d'amor,
fra le mie braccia...
L'uno al capestro, l'altra fra le mie braccia...

Tosca, mi fai dimenticare Iddio!

mercoledì 26 febbraio 2014

Marionette

Gioachino Rossini (1792 - 1868) è il primo (in ordine cronologico) grande compositore di melodramma italiano dell'Ottocento. Le sue opere costituiscono il ponte tra opera settecentesca ed ottocentesca, sia nel campo dell'opera seria, in cui pone le basi per la visione romantica dei suoi successori, che nell'opera buffa, che porterà al massimo splendore (insieme a Donizetti) prima del naturale declino del genere.
Al contrario dei suoi illustri contemporanei e successori (Bellini, Donizetti, Verdi e più tardi Puccini), non vi è ombra di romanticismo nelle sue opere (a parte nell'ultima, Guillaume Tell nel 1829). Egli stesso si ritira dalle scene (dopo solo trent'anni di attività e al culmine della celebrità), perché non condivide il nuovo pensiero romantico.
I suoi personaggi non sono animati dalle loro passioni e non agiscono secondo la propria soggettività. L'autore non partecipa alle loro vicende ma li anima dall'alto, come se fossero marionette. Sono uomini e donne succubi del loro destino, che si scontrano con il loro fato in situazioni per loro incomprensibili, ed in tali scene, si perdono e vanno in confusione, dando luogo a momenti di non-sense in cui Rossini si esprime nel suo tipico stile di ritmo, dinamica e parole spezzate.
È proprio una di queste scene che vorrei proporre, parte della Cenerentola (1817), il classico esempio di momento di confusione a cui sono spinti i personaggi del burattinaio-Rossini. Tutto il brano gioca su effetti linguistici, ritmici e dinamici, che mostrano l'incapacità dell'uomo di reagire e comprendere il proprio destino.
Verrà da pensare: "Ma questo, che cosa ha fumato?". Sembra follia, ma è Genio.


domenica 19 gennaio 2014

La luna malinconica bella è nel suo pallor.

Oggi un'aria carinissima, una perla, dall'Anna Bolena di Gaetano Donizetti (1797 - 1848).
È un'aria che fa parte del mio repertorio di "canti da doccia".
Siamo all'inizio dell'opera, Anna è turbata perché sa che suo marito Enrico, è innamorato di un'altra donna. Scambia qualche parola con la sua ancella Giovanna, che è turbata a sua volta, perché è proprio lei la nuova favorita del re e teme che la regina possa aver scoperto qualcosa.
Arriva il momento in cui Anna chiede a Smeton, un paggio, di cantarle qualcosa per rallegrarla. Il paggio, che è segretamente innamorato della regina, canta quest'aria dolcissima e piena di sentimento, che verrà interrotta da Anna, sopraffatta dai ricordi del passato.
I protagonisti delle opere di Donizetti sono spesso donne-eroine, destinate ad una morte violenta o alla pazzia. Per una sorta di legge del contrappasso, a causare la morte di uno dei maggiori compositori del melodramma, che aprirà la strada alla grandezza di Verdi, sarà proprio una malattia mentale.

testo dell'aria:




Deh! Non voler costringere
a finta gioia il viso:
bella è la tua mestizia,
siccome il tuo sorriso.
Cinta di nubi ancora
bella è così l'aurora,
la luna malinconica
bella è nel suo pallor.
Chi pensierosa e tacita starti così ti mira, ti crede
ingenua vergine che il primo amor sospira: ed obliato il serto
onde è il tuo crin coperto, teco sospira, e sembragli esser quel
primo amor.